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Il tuo animale domestico è al sicuro? Tutto quello che devi sapere sull’uso corretto dei rodenticidi

Animali domestici e topicidi: parliamone con la Dott.ssa Brugnerotto,
Medico Veterinario del Pronto Soccorso e Terapia Intensiva
presso la clinica “Poggio Piccolo” – Bologna

 

Con quale dinamica, oggi si assiste al fenomeno dell’intossicazione da topicida negli animali domestici?

Si vedono ancora troppo spesso intossicazioni da rodenticidi anticoagulanti e, per la loro attitudine, più nel cane che nel gatto.

A volte arriva in pronto soccorso il proprietario che si è accorto con chiarezza dell’avvenuta ingestione dell’esca topicida da parte dell’animale, ma nella maggior parte delle volte, invece, arrivano animali che presentano una sintomatologia clinica che può portare al sospetto di ingestione di un’esca topicida attraverso un’anamnesi accurata.

Sicuramente la gestione delle conseguenze è diversa tra il caso in cui il proprietario porti un animale che abbia appena ingerito l’esca rispetto al caso in cui sia trascorso più tempo dall’ingestione e siano già apparsi i sintomi: la velocità con cui il proprietario riesce a portare l’animale in clinica è un fattore fondamentale per la guarigione del paziente; se il proprietario, infatti, si accorge dell’accaduto deve intervenire immediatamente portando l’animale presso il primo ambulatorio veterinario disponibile, poiché la terapia deve essere impostata subito, senza aspettare la comparsa dei sintomi.

Da quali sintomi si può riconoscere l’avvenuta ingestione di un’esca topicida anticoagulante da parte di un animale domestico?

La sintomatologia può essere varia e aspecifica: a volte l’animale può presentare soltanto abbattimento, astenia o avere poca voglia di mangiare; altre volte, invece, si verificano i veri sintomi da intossicazione da rodenticidi, ovvero sanguinamenti in diversi distretti corporei.

Gli anticoagulanti  infatti agiscono sul meccanismo della vitamina K andando ad alterarne il suo funzionamento, che è fondamentale nei processi connessi alla cascata della coagulazione: il sintomo principale che si verifica, quindi, è di fatto il sanguinamento, che può variare di entità e localizzazione.

Ad esempio, se dovesse verificarsi un’emorragia a carico della cavità toracica il paziente può lamentare tosse o difficoltà respiratoria; se invece si verifica a carico dell’apparato gastroenterico o urogenitale può presentare vomito e diarrea con sangue o urine con sangue; altre volte un sintomo può essere la zoppia, perché magari a sanguinare è un’articolazione.

Infine, se il sanguinamento coinvolge il sistema nervoso centrale, si possono verificare anche crisi convulsive o deficit neurologici.

Quali sono gli antidoti per questo tipo di avvelenamento?

L’entità di un avvelenamento varia a seconda della quantità di esca topicida ingerita e dal tempo che trascorre dall’ingestione al primo soccorso.

Sono situazioni che possono rivelarsi anche molto gravi: la cosa positiva è che, a differenza di altri tipi di avvelenamento, nel caso dei rodenticidi anticoagulanti c’è un valido antidoto, ovvero la vitamina K, che, se correttamente somministrato, porta ad una prognosi favorevole nella maggior parte dei casi.

Nel caso in cui l’ingestione dell’esca topicida sia appena avvenuta, si procede a decontaminazione immediata con l’induzione dell’emesi (del vomito).

La terapia consiste nella somministrazione di vitamina k per bocca per un periodo di quattro  settimane, sia nel caso in cui si sia verificata soltanto l’ingestione, sia nel caso in cui la patologia abbia già una manifesta sintomatologia clinica, in questo caso dopo stabilizzazione del paziente e somministrazione di una dose di attacco.

Al termine delle quattro settimane il paziente che aveva sviluppato una sintomatologia clinica deve sottoporsi a un profilo coagulativo a distanza di 24 ore dalla somministrazione dell’ultima compressa, per monitorare l’effettivo ripristino della sua capacità di coagulare.

Quali sono le modalità più frequenti di avvelenamento che si riscontrano in clinica?

Solitamente è più facile che il gatto si intossichi mangiando una preda avvelenata, rispetto all’ingestione vera e propria di un’esca, mentre per il cane è diverso.

A volte capita, infatti, che i cuccioli o gli animali molto giovani o siano più propensi a fare danni in casa, o a curiosare nella casetta degli attrezzi da giardino, o in un mobile in cui sia riposto il topicida: questo porta ad un’assunzione involontaria dell’esca, a causa magari di una confezione spesso conservata in modo sommario. Talvolta i proprietari di animali domestici sottovalutano le potenziali modalità di accesso alle sostanze velenose da parte dei loro animali domestici!

Le fonti di avvelenamento, quindi, sono principalmente due: le carcasse avvelenate di topi e ratti e le esche conservate in modo poco prudente o non utilizzate in modo corretto.

Se i proprietari di animali domestici usassero sempre correttamente i contenitori per esche e conservassero in modo idoneo le confezioni aperte, si ridurrebbe drasticamente l’eventualità di un avvelenamento.

Cosa fare in caso di avvelenamento da parte di  topicidi che non siano anticoagulanti come ad esempio l’Alfacloralosio?

L’alfacloralosio è un principio attivo che agisce in modo diverso dagli anticoagulanti e il cui meccanismo d’azione non è ancora del tutto chiaro: utilizzato come anestetico negli animali da laboratorio, a seconda della dose può avere un effetto stimolante o depressivo del sistema nervoso centrale.

È una molecola che ha più tropismo verso il gatto piuttosto che verso il cane e la terapia fondamentalmente è di supporto. Nella pratica clinica, purtroppo, raramente si arriva ad avere la certezza che la causa scatenante sia imputabile ad un avvelenamento, pertanto si deve adattare la terapia in base alla gravità dei sintomi, osservando strettamente l’andamento della patologia.

Come regola ferrea è fondamentale non lasciare mai confezioni chiuse approssimativamente o, peggio ancora, usare esche libere, non protette dagli appositi contenitori per esca: questi tipi di comportamento, oltre ad essere scriteriati di per sé, possono portare a conseguenze letali.

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LE TRE INDICAZIONI BASICHE PER PROTEGGERE GLI ANIMALI DOMESTICI DAI RISCHI DI AVVELENAMENTO:

1_Chiudi sempre bene le confezioni di esche topicida e assicurati che vengano in un posto davvero sicuro e inavvicinabile anche dal più scaltro degli animali domestici
2_usa sempre i contenitori per esche: ce ne sono di diverse dimensioni a seconda che si tratti di topolini domestici o ratti; non usare mai, per qualsiasi motivo, le esche libere.
3_in caso di avvelenamento accidentale di topicidi, porta immediatamente il tuo animale domestico presso la clinica o ambulatorio veterinario più vicini: la velocità in questi casi è uno dei fattori chiave per una prognosi positiva

 

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